Caso studio: anche un impianto fotovoltaico efficiente può produrre di più

“L’impianto è nuovo, non ha allarmi e produce regolarmente. Perché dovrei farlo lavare?”
È una delle domande che ci sentiamo rivolgere più spesso.
Ed è comprensibile.
Quando un impianto fotovoltaico continua a produrre energia ogni giorno, il proprietario tende a pensare che tutto stia funzionando come dovrebbe.
Nessun allarme.
Nessun guasto.
Nessun inverter fermo.
Quindi nessun problema.
Di questo abbiamo già parlato in un articolo precedente.
In realtà il fotovoltaico ha una caratteristica che lo rende diverso da molti altri impianti: il degrado delle prestazioni è spesso silenzioso.
Lo sporco non blocca la produzione.
La riduce.
Poco alla volta.
Senza dare alcun segnale evidente.

Un caso reale

Per capire quanto possa incidere la pulizia dei moduli abbiamo analizzato un impianto aziendale da 80 kWp, realizzato dalla nostra azienda e costantemente monitorato.
È un impianto recente, tecnicamente sano, ben progettato e ben posato.
Non presenta anomalie né malfunzionamenti.
Insomma, l’esempio perfetto di un impianto che molti considererebbero “a posto”.
Abbiamo eseguito il lavaggio dei moduli e l’analisi ha preso in considerazione i quattro giorni precedenti all’intervento (4-7 giugno) e i quattro giorni successivi (11-14 giugno).
La scelta del periodo non è casuale.
Abbiamo utilizzato giornate molto vicine nel tempo, con una durata dell’irraggiamento praticamente identica e condizioni meteorologiche favorevoli, in modo da ridurre il più possibile l’influenza delle variabili esterne.

Immagine 1: Confronto prima e dopo l’intervento di lavaggio professionale: due giornate rappresentative della media.

I risultati

L’energia specifica media, ovvero l’energia prodotta per ogni kWp di potenza installata, è passata da:
5,98 kWh/kWp
a
6,83 kWh/kWp.
Un incremento medio del 14,3%.
Il dato è interessante, ma non è questo l’aspetto più importante.

La vera domanda è:
come può un impianto che funziona già bene migliorare ancora del 14%?

Lo sporco non rompe. Fa perdere rendimento.

Molti immaginano lo sporco come qualcosa di evidente: foglie, fango, escrementi di uccelli.
Nella realtà, molto più spesso, il problema è costituito da una sottile patina di polvere, pollini, residui atmosferici o salsedine.
Un deposito quasi invisibile.
Sufficiente, però, a ridurre la quantità di luce che raggiunge le celle fotovoltaiche.
L’impianto continua a produrre.
Semplicemente produce un po’ meno.
Ogni giorno.
E questa è forse la condizione più insidiosa, perché non genera allarmi e non induce il proprietario a intervenire.

Un 14% significa davvero tanto?

Dipende da come lo si guarda.
Se si pensa a una percentuale isolata, potrebbe sembrare un miglioramento modesto.
Ma un impianto fotovoltaico produce energia ogni giorno dell’anno.
Un recupero stabile della resa non si traduce in un beneficio occasionale: significa recuperare energia che, fino al giorno prima, veniva persa silenziosamente.
Nel caso analizzato, l’incremento osservato equivale a circa 68 kWh di produzione in più al giorno.
Proiettando questo dato su base annua, si parla di circa 25 MWh di energia recuperata, valore che dovrà naturalmente essere confermato sull’intero anno e che dipenderà dall’andamento meteorologico.
Per un impianto che immette gran parte dell’energia in rete, significa aumentare l’energia valorizzabile.
Per un impianto con elevato autoconsumo, significa soprattutto ridurre ulteriormente l’energia acquistata dalla rete, ottenendo un risparmio diretto in bolletta.

La manutenzione non serve solo quando qualcosa si rompe

Questo caso dimostra un principio spesso sottovalutato.
La manutenzione non è un intervento da programmare quando l’impianto smette di funzionare.
Serve a evitare che un impianto perfettamente funzionante perda progressivamente efficienza senza che nessuno se ne accorga.
Se un impianto recente, monitorato e privo di anomalie può recuperare oltre il 14% di resa grazie a un semplice intervento di pulizia, vale la pena chiedersi quale sia il potenziale di miglioramento di impianti più datati, installati in ambienti particolarmente polverosi o mai sottoposti a una manutenzione programmata.
Perché un impianto che produce energia non è necessariamente un impianto che sta producendo tutto quello che potrebbe.

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